La turbogas è inutile al nostro fabbisogno energetico regionale (con l'esistente ad oggi c’è surplus di produzione di circa il 18%).

Verrebbe alimentata a gas naturale (che acquistiamo al 100% dall’estero) perciò di fatto non diminuirebbe ma aumenterebbe la nostra dipendenza energetica dall'estero.

Le centrali termoelettriche a ciclo combinato, come la turbogas, producono particolato ultrafine (PM 2,5) che, si badi bene, non esce dalle ciminiere (per cui i filtri possono pure essere supertecnologici) ma si crea combinandosi con le sostanze chimiche presenti in atmosfera e viaggia per decine di chilometri e non viene bloccato nelle parti alte del nostro sistema respiratorio penetrando fin giù negli alveoli.

Inoltre, il particolato ultrafine NON è "normato", perciò i valori del particolato comune saranno sempre nella norma e, come si comprende da quanto detto prima, è complesso "misurare" il particolato ultrafine, benché esistano seri e documentati studi scientifici sulla sua nocività e sul fatto che le centrali termoelettriche alimentate a gas naturale ne alimentano la creazione in atmosfera in modo allarmante.

La turbogas di Aprilia è un ecomostro inutile e pericolosissimo, si pensi alle catastrofiche conseguenze di un'esplosione di gas in fase di collaudo o di esercizio della centrale visto dove è collocata, ma è anche un aberrante mostro giuridico.

Sorgenia S.p.A., che sta realizzando la turbogas, ha ad oggi pendenti circa mezza dozzina di procedimenti legali a suo carico:

  • Violazione di vincolo paesaggistico (il tracciato della via d’acceso al cantiere è diverso da quello che aveva ottenuto il nulla osta paesaggistico)
  • Violazione di prescrizione ministeriale in merito alla presenza di un incaricato della Sovraintendenza ai Beni archeologici e culturali durante le fasi di scavo (infatti è accertato che il suddetto incaricato è arrivato ufficialmente nel terreno di realizzazione della centrale quasi tre mesi dopo l’inizio dei lavori)
  • Violazione in merito alla normativa per l’asporto, trasporto e conferimento delle terre da scavo (è stato accertato che su queste terre non sono state fatte le dovute analisi per rilevare la presenza di agenti chimici e sono state trasportate senza certificazione CER, obbligatoria per legge; inoltre sono state conferite in una cava non autorizzata a ricevere queste terre)
  • Violazione delle normative in materia di Valutazione di Impatto Ambientale (rilasciata nel gennaio del 2004) e scaduta da quasi 2 anni. È in lavorazione presso la Commissione Europea il ricorso presentato dalla Rete No-turbogas, che ne chiede la revisione, obbligatoria per legge
  • Realizzazione del gasdotto, cui fanno opposizione dei proprietari terrieri interessati dal passaggio del suddetto, privo di Valutazione di Impatto Ambientale (il tracciato, benché interrato, passa a circa 100 metri dall’ISAGRO, industria chimica che produce fitofarmaci catalogata a Rischio Incidente Rilevante, e questo elemento non è stato valutato)
  • Risultano inoltre ancora aperti ben tre contenziosi con il Comune di Aprilia.

L’impianto sta sorgendo in pieno centro abitato a poche centinaia di metri dalla prime case.

Nel raggio di due chilometri abitano circa 7000 persone, a meno di un chilometro ci sono un asilo e una scuola elementare, frequentate da oltre 500 bambini.

A circa mezzo chilometro dalla centrale c’è un industria catalogata R.I.R. (Rischio Incidente Rilevante - La ISAGRO), se dovesse esserci una fuga di gas e un esplosione è inimmaginabile il danno che produrrebbe.

La turbogas, infatti, è a ridosso della ferrovia e della statale Nettunense, e la vicina produzione di fitofarmaci in caso di esplosione produrrebbe una nube tossica che viaggerebbe per decine di chilometri sia verso sud (Anzio, Nettuno) sia verso nord (Castelli Romani, Roma) secondo la direzione dei venti.

Le emissioni della centrale produrranno danni seri all’agricoltura, tra cui la perdita marchi di qualità, svalutazione degli immobili (del 30% in media) e, infine, addio Bandiera Blu ad Anzio.